Compagnia del Sole

Guerra

 

di Lars Noren

"Ritengo che Libertà, Democrazia e Pace siano dei beni il cui possesso non è mai definitivo. Ritengo che l’attitudine dell’essere umano a dimenticare ciò che non lo riguarda direttamente sia la sua grande fortuna e la sua grande disgrazia. Norèn in Guerra ci parla della pace che segue la guerra. Tutto è per aria, tutto è già successo, nel senso che la guerra è finita. Almeno quella con le armi. La storia inizia in modo molto piano: una giornata qualsiasi di una famiglia sopravvissuta ad una guerra civile (Bosnia? Kossovo? Cecenia?) che cerca di capire da dove e come ricominciare. Madre e due ragazzine, padre soldato che non dà notizie da due anni, azioni quotidiane. All’improvviso il padre non più atteso appare al cancello: ha perso la vista... Braccia al collo? Pianti di gioia? Niente di tutto questo...

Norèn, con la precisione di un entomologo, in Guerra procede ad analizzare tutte le ferite aperte che queste persone portano come medaglie indelebili, facendole assurgere ad altezze tragiche, dove la cecità del reduce è forse il male minore. Danni collaterali, è la definizione laconica con cui si licenzia tutto ciò che resta e spesso non ha voce. Difficilmente interessa a qualcuno la pace che segue. Il carrozzone dei media è andato altrove. C’è Elettra c’è Edipo, ci sono Egisto e Clitennestra. Eppure qualcosa di vitale è rimasto. Vitale ed ostinata una luce brilla attraverso gli occhi e le parole della più piccola delle sorelle, che si erge sempre più definita nella sua determinazione al futuro, regalandoci un finale criptico eppure commovente e catartico. Anche dal punto più basso, dalla caduta più rovinosa ci si può alzare. E dimenticare la vendetta...Questa famiglia (ancora una famiglia!) sembra un’aiuola sopravvissuta malconcia e Norèn attraverso loro riesce con una sintesi mirabile a restituire in poesia terribile l’orrore di cui tutti siamo portatori sani.

Di notte fa freddo, loro si stringono e si respingono l’un l’altro, scena dopo scena. Dopo un po’ si perde la nozione del tempo ed esiste solo buio o luce."  (Marinella Anaclerio)

Regia Marinella Anaclerio

Con Manrico Gammarota/Francesco Acquaroli/Bruno Armando, Antonella Attili, Pietro Faiella, Cristina Spina, Ornella Lorenzano

Traduzione Annuska Palme Sanavio
Produzione Compagnia del Sole con il sostegno produttivo Mittelfest 2011 e Comune di Bari
Scene Pino Pipoli
Disegno luci Pasquale Mari
Costumi Stefania Cempini
Regista assistente Alberto Bellandi
Scenografo assistente Marta Marrone
Assistenti alla regia Marta Genovese, Federica Sandrin
Foto Giambalvo& Napolitano
Organizzazione Caterina Wierdis

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